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Situata su
una roccia all'estremità occidentale dell'arco
portuale genovese, la Lanterna, simbolo della città,
è facilmente visibile da molti punti di vista.
Principalmente dal mare, dato che fu ed è tutt'oggi
il faro del porto. E capo di Faro veniva chiamato
già nel Medioevo il luogo dove sorge la Lanterna.
La Lanterna, alta 117 metri sul livello del mare,
irradia la sua luce fino a 36 miglia marine di distanza.
Nel quartiere di San Benigno, vicino ai moderni grattacieli
del nuovo centro direzionale, segnala l'ingresso in
città a chi arriva da ponente.
La Lanterna
è uno dei più antichi fari ancora utilizzati.
L'esterno è formato da due torri, divise da
cornici con archetti pensili, e l'interno è
occupato dalle scale che dal piano terra portano alla
lanterna. Sono ancora visibili due epigrafi: una all'interno
venne dettata al momento della costruzione dall'umanista
Jacopo Bonfadio, insegnante di filosofia e retorica
a Genova, e l'altra, sulla facciata settentrionale,
reca la data in cui furono terminati i lavori. Dalla
terrazza si può godere un magnifico panorama.
Nel Medioevo
la torre di capo di Faro, ad occidente dell'arco costiero,
serviva come punto di avvistamento delle navi in arrivo
in porto insieme alla torre del Molo vecchio ad oriente.
La torre venne dotata nel 1326 di lampade ad olio
fisse per le segnalazioni ai naviganti. Nel Quattrocento
le lampade erano più di cinquanta protette
da una vetrata composta da un migliaio di pezzi di
vetro. I vetri, che venivano cambiati ogni cinquanta
o sessant'anni, provenivano dai vicini centri di produzione
di Altare e Masone, mentre l'olio era fornito dalle
riserve di Palazzo Ducale. La torre di capo di Faro
serviva, anche, da fortificazione avanzata fuori dalla
cerchia muraria, tanto che all'inizio del Cinquecento
venne inserita nella fortezza della Briglia, costruita
dai francesi dopo la conquista di Genova. Ma ciò
le fu fatale: durante l'assedio dei genovesi alla
fortezza, nel 1514, la torre venne distrutta. Ridotta
a metà della sua altezza, rimase inutilizzata
fino al 1543. II 13 marzo di quell'anno, il Magistrato
dei Padri del Comune fece un sopralluogo al capo di
Faro con diversi maestri antelami per decidere i modi
della ricostruzione, che iniziò poco dopo e
durò un amno. Per la costruzione della torre
furono impiegati 2.000 quintali di calce, 120.000
mattoni, 160 metri quadrati circa di pietre riquadrate
a scalpello in aggiunta a quelle recuperate dall'ex
palazzo arcivescovile sul colle di Sarzano, dall'ex
Briglia e dal precedente faro. I gradini in ardesia
erano più di trecento. Secondo il progetto
di Francesco da Gandria, L'edificio venne ricostruito
nelle forme che presso a poco doveva avere prima della
sua rovina. La torre veniva spogliata, però,
dei merli che la coronavano e abbellita con mensole,
balaustre e cornici in pietra di Finale. Veniva, cosi',
riproposto un aspetto medievale, secondo una tendenza
in uso a Genova nel XVI secolo. Nel Seicento, la Lanterna
venne collegata alla cinta delle Mura Nuove, che chiudevano
ad anfiteatro la città, e al Molo Nuovo, edificato
per difendere il porto dalle violente mareggiate.
La torre subì numerosi restauri. Nel 1785 I'architetto
Gregorio Petondi fece ridipingere sulla facciata settentrionale
lo stemma di Genova, che era diventato invisibile.
L'ultimo restauro è stato compiuto dal Genio
Civile sotto la direzione della Soprintendenza ai
Monumenti tra il 1967 e il 1970. Agli inizi degli
anni Novanta è stato ripreso l'affresco dello
stemma.

La lanterna e' aperta finalmente al pubblico, fino
alla terrazza della prima torre, a cura della Provincia
di Genova, grazie anche a un contributo del Banco
di Chiavari e della Riviera Ligure. Visite a cura
dell'Associazione Porta Soprana, tel. 010 2465346,
fax. 010 2465346, e-mail portasoprana@libero.it.
E' stata recentemente terminata una passeggiata, accessibile
a tutti, che conduce direttamente ai piedi della Lanterna.
Ha inizio nei pressi dell’Hotel Columbus-Sea,
non lontano dall'ampio parcheggio del del Terminal
Traghetti
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